Una attesa lunga 10 anni: la mancanza di consapevolezza impedisce agli italiani di affrontare la perdita dell’udito
20 maggio 2025 - La perdita dell’udito resta una delle sfide sanitarie più diffuse al mondo, colpendo 1 persona su 5. Eppure, spesso si attendono fino a dieci anni prima di intraprendere un trattamento uditivorichiedere una valutazione dell’udito. MED-EL, leader globale nelle soluzioni uditive, ha indagato le possibili cause di questo ritardo con un sondaggio, condotto a inizio 2025 su oltre 1.000 partecipanti in Italia e 10.000 a livello globale*, volto a individuare barriere e false credenze che ostacolano un intervento tempestivo. L’azienda, che incoraggia le persone a riconoscere l’importanza e a dare quindi priorità, alla salute dell’udito, è inoltre impegnata a promuovere un miglior accesso alle cure uditive a livello mondiale.
In Italia, i principali ostacoli che emergono dal sondaggio, includono:
- Scarsa consapevolezza della perdita uditiva e della salute dell’udito in generale: il 56% degli intervistati considera la limitata conoscenza dell’importanza della salute uditiva come il principale ostacolo alla ricerca di cure, un dato superiore alla media globale (52%). Il 39% degli italiani percepisce la difficoltà nel riconoscere i segnali di una perdita uditiva graduale come un fattore chiave. Questi dati evidenziano la necessità di campagne informative sui sintomi precoci e sull’importanza dei controlli preventivi.
- Preoccupazioni economiche: il timore che i costi per trattamenti e dispositivi uditivi rappresentino un ostacolo a un intervento tempestivo è citato dal 46% degli intervistati, percentuale che scende al 42% a livello globale. L’Italia, a livello globale, è uno dei paesi in cui le preoccupazioni finanziarie sono particolarmente sentite, insieme al Brasile e alla Francia.
- Stigma sociale: quasi 1 italiano su 4 (23%) indica tra le cause del ritardato trattamento lo stigma legato alla perdita dell’udito e ai dispositivi uditivi. Inoltre, il 38% degli intervistati ritiene che la perdita dell’udito sia considerata come una “normale” conseguenza dell’invecchiamento o una condizione da gestire senza ricorrere a cure professionali. Questi dati rispecchiano le tendenze globali (37%), sottolineando la necessità di sfidare idee erronee e superate e di dare dignità alla cura dell’udito.
- Barriere nell’accesso e disponibilità dei servizi: solo il 22% degli italiani ritiene che le barriere strutturali nell’accesso alle cure e agli specialisti dell’udito siano causa del ritardato trattamento della perdita uditiva, un dato decisamente inferiore a quello globale del 27%. Inoltre, appena il 19% indica tra i fattori determinanti la mancanza di test uditivi regolari per gli adulti, rispetto al dato globale del 31%.
Attendere fino a dieci anni per affrontare la perdita uditiva può compromettere la qualità della vita, dalle relazioni personali alle opportunità lavorative, fino a determinare l’isolamento sociale e problemi di salute come il declino cognitivo e il rischio di depressione. “Le barriere individuate dal sondaggio globale di MED-EL sono reali, ma non insormontabili”, spiega Romed Krösbacher, Direttore di MED-EL Italia. “Molte persone credono, erroneamente, che la perdita dell’udito sia solo una normale conseguenza dell’età o una problematica che è possibile gestire da soli. Altre non si rendono conto di quanto la perdita uditiva non trattata possa influenzare le relazioni, la vita lavorativa e in generale la qualità della vita. Aspettare non fa che peggiorare la situazione e priva le persone di anni preziosi in cui un trattamento potrebbe fare la differenza.”
Cambiamento delle percezioni con l’età
L’indagine mostra come le opinioni cambino con l’età. Gli adulti over 55 (42%) sono molto più propensi a pensare che la perdita uditiva sia considerata una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento rispetto ai giovani di 18-24 anni (28%). Un dato che sottolinea la necessità di informare tutte le fasce d’età sui benefici dell’intervento precoce. L’Italia è uno dei paesi, a livello globale, in cui la percezione dell’ipoacusia come normale conseguenza dell’avanzare dell’età è più diffusa, e viene considerata un fenomeno fisiologico che non richiede l’intervento di uno specialista. I giovani adulti citano più spesso la scarsa consapevolezza rispetto agli intervistati più anziani (il 63% dei giovani, contro il 56% dei 45-54enni e il 60% degli over 55) e la difficoltà di accesso agli specialisti (il 27% tra 18-24 anni versus il 17% tra over 55). Infine, la percezione della difficoltà nel riconoscere la perdita graduale dell’udito aumenta con l’età, passando dal 38% tra i giovani al 43% tra gli over 55.
Differenze di genere
Le barriere al trattamento precoce dell’ipoacusia che uomini e donne identificano appaiono simili. Tuttavia, le donne mostrano sempre una maggiore preoccupazione: il 59% del campione femminile menziona il fattore “limitata consapevolezza” (rispetto al 54% del campione maschile), il 48% cita le preoccupazioni per i costi (vs. il 44% degli uomini), il 41% il fatto che la perdita dell’udito sia considerata una condizione normale dell’invecchiamento (vs. 34%) e il 40% che sia considerata gestibile senza aiuto professionale (vs. il 36% degli uomini). La percezione dello stigma sociale è equiparabile, viene infatti menzionato dal 23% delle donne e dal 22% degli uomini, mentre le limitazioni nell’accesso agli specialisti vengono riferiti leggermente di più dagli uomini (il 22% degli uomini vs. il 21% delle donne).
Approfondimenti regionali
Le differenze regionali evidenziano dove è più urgente intervenire. La percezione dello stigma è molto alta in Molise (33%) e Basilicata (30%), minima in Umbria (8%) e Trentino-Alto Adige/Sudtirolo (7%). I risultati dell’indagine mostrano che la percezione della perdita uditiva come un fenomeno normale con l’avanzare dell’età è più diffusa in Basilicata (60%) e Abruzzo (48%), mentre risulta meno comune nelle Marche (24%). In Friuli-Venezia Giulia, il 58% degli intervistati ritiene che vi siano difficoltà nel riconoscere la perdita graduale dell’udito, a differenza del Molise, dove solo il 17% condivide questa opinione. Le regioni in cui emerge una maggiore consapevolezza sulla salute uditiva sono Sardegna (31%) e Molise (33%), mentre il Trentino-Alto Adige/Sudtirolo, con il 71%, si rivela la regione in cui la consapevolezza percepita è minore.
“Questo dato emerso per il Trentino-Alto Adige rappresenta un campanello d’allarme: il 71% ritiene che le persone non siano consapevoli dell’importanza della salute uditiva.” Dichiara il Dottor Martin Patscheider, Primario del Reparto ORL dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, Comprensorio Sanitario di Bressanone. “Il ritardo nell'affrontare i primi segnali dell’ipoacusia potrebbe impattare negativamente sulla qualità della vita. L’impianto cocleare è una soluzione efficace per molte persone con perdita uditiva profonda, ma per funzionare al meglio, deve essere valutato e adottato per tempo. Il mio invito è chiaro: non aspettate. Sottoporsi a controlli periodici è fondamentale per una diagnosi e un trattamento precoci, che in molti casi possono prevenire ulteriori complicazioni legate alla sordità non trattata."
Anche Krösbacher sottolinea l’urgenza di agire: sensibilizzare sui controlli regolari per aumentare la consapevolezza, migliorare l’accesso agli specialisti dell’udito, combattere lo stigma e informare sulle possibilità offerte dal sistema sanitario sono passi fondamentali per superare gli ostacoli identificati. “In Italia protesi e impianti uditivi possono essere rimborsati totalmente o parzialmente dal sistema sanitario, ma spesso le persone non sanno che queste opzioni sono disponibili. L’intervento precoce non è solo una forma di prevenzione: può trasformare la vita, mantenere le persone connesse, tutelare il benessere mentale e migliorare significativamente la qualità della vita.”
Il sito di MED-EL offre ulteriori informazioni sull’udito e test online gratuiti per identificare in modo semplice e veloce una possibile perdita uditiva.
* Il sondaggio online è stato condotto a gennaio 2025 da Research Without Barriers in dieci Paesi: Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Romania, Slovacchia e Spagna.
Al campione intervistato è stata posta la seguente domanda: “Perché, secondo te, le persone in genere attendonospettano fino a 10 anni prima di intraprendere un trattamento uditivofare un controllo dell’udito?”.
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